Ava_ Venezia: Turismo secondo un`indagine Federalberghi nazionale cresce l`abusivismo


Postato da: Utente Registrato il 13-10-2016. Visto 125 volte.
Turismo Venezia: cresce l’abusivismo  
Da un’indagine di Federalberghi nazionale emerge che Venezia è tra le città d’Italia con il più elevato numero di strutture parallele (come ad esempio Airbnb) che vendono camere in rete sui principali portali  
Venezia è la città in Italia (dopo Roma, Milano, Firenze) con il numero maggiore di strutture extralberghiere: 5166  
Vittorio Bonacini, Ava: “È un fenomeno che va monitorato, censito e controllato. Oltre all’evasione fiscale, è un pericolo per la sicurezza sociale”

Secondo i dati elaborati da Federalbergi nazionale a Venezia si registrano 5166 inserzioni in cui si mette in affitto un’abitazione privata oppure una stanza privata o condivisa, circa il 32,2 % in più rispetto al ottobre 2015. Di queste inserzioni il 73,8% riguarda intere abitazioni, il 24,9% stanze private, 1,2% stanze condivise, l’80,2% sono disponibili per più di sei mesi. Il 70,9% delle inserzioni è pubblicato da host che mettono in vendita più di un alloggio (elaborazioni Federalberghi / Incipit su dati Inside). 
L`esempio eclatante è costituito dal portale Airbnb che, in una giornata di agosto 2016, poneva in vendita in Italia 222.786 strutture (erano 234 nel 2009), con una crescita esponenziale alla quale non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate (le strutture extralberghiere censite dall’ISTAT erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 121.984 per una differenza di oltre 100.000 unità).
Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno troviamo Roma con 23.889 alloggi, Milano con 13.200Firenze con 6.715, Venezia con 5.166 e Napoli con 3.040.
Dall’indagine di Federalbergi nazionale - spiega Vittorio Bonacini, presidente dell’Associazione Veneziana Albergatori - emerge un dato sorprendente: il mercato del sommerso non solo è fonte di sommerso e concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori che pagano le tasse, rispettano le regole e danno lavoro a terzi; ma si pone anche un problema di sicurezza sociale per il flusso non controllato di persone all’interno di alcune abitazioni”.
Come ha sottolineato il Presidente di Federalberghi nazionale, Bernabò Bocca, dall`analisi delle inserzioni presenti ad agosto 2016 sul portale Airbnb - emergono quattro grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione”.
1)            NON È VERO CHE SI TRATTA DI FORME INTEGRATIVE DEL REDDITO. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Oltre la metà (57,7%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con i casi limite di insegne di comodo quali Bettina che gestisce 366 alloggi, Daniel (293) e Simona (260).
2)            NON È VERO CHE SI TRATTA DI ATTIVITÀ OCCASIONALI. La maggior parte (il 79,3%) degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno.
3)            NON È VERO CHE SI CONDIVIDE L’ESPERIENZA CON IL TITOLARE. La maggior parte degli annunci (70,2%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno.
4)            NON È VERO CHE LE NUOVE FORMULE TENDONO A SVILUPPARSI DOVE C’È CARENZA DI OFFERTA. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.
Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.
Non è un problema solo italiano, ma l`Italia pur essendo un grande Paese turistico esita a prendersene cura. Gli altri Paesi invece si danno da fare: *Amsterdam, *Barcellona, *Berlino, *New York, *Parigi e tanti altri si sono già mossi adeguando le proprie regole.
*Alcune semplici regole stabilite dai grandi competitors per contrastare l’abusivismo e la concorrenza sleale nel settore ricettivo:
- BARCELLONA: chi vuole affittare il proprio appartamento per periodi brevi deve chiedere una licenza
- AMSTERDAM: le attività non professionali possono ospitare al massimo 4 persone. In ogni caso, se l’attività si svolge per più di 60 giorni nell’anno, si determina automaticamente l’obbligo di apertura della partita Iva
- NEW YORK: i contratti di locazione di durata inferiore a 30 giorni possono essere gestiti unicamente da imprese ricettive
- BERLINO: la violazione delle regole in materia di locazioni brevi comporta una sanzione di 100.000 euro. La norma mira a tutelare i cittadini, che stentano a trovare casa in affitto a prezzi ragionevoli
- PARIGI: anche gli affitti brevi sono soggetti alla tassa di soggiorno.
Il consumatore – conclude Bonacini è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. Infine vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. Urge una disciplina legale che indichi norme chiare e universali, uguali per tutti”. 
Ci sono migliaia di appartamenti abusivi a Venezia e in terraferma - conclude Claudio Scarpa, Direttore dell’Ava - . Non è corretto che chi è targato (vale a dire le strutture ricettive che sono in regola, che pagano le tasse e la tassa di soggiorno e rispettano le normative) sia penalizzato e messo “fuori gioco” da altre strutture abusive che lavorano nel “nero” più assoluto nell’ombra della semi-clandestinità. Ava non è contraria a nuove forme di ricettività complementare, ma chiediamo il rispetto delle regole e chiarezza».
 



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