Ouverture
Date: 18/10/2021 - 06/11/2021
Luogo: Venezia
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Comunicato Stampa
La
mostra di apertura
della
Fondazione Giorgio e Armanda Marchesani
Ouverture
a cura di Anna Caterina Bellati
Venezia
– Dorsoduro 2525 Fondamenta Rossa
Un progetto di BELLATI EDITORE
Inaugurazione:
sabato 16 Ottobre 2021 ore 18
Durata
dell’esposizione: 18 Ottobre > 6 Novembre 2021
ORARI
da
Lunedì a Venerdì: 15 > 18
su
appuntamento
visite
guidate su richiesta
Tel
+39 3332468331
Artisti
David Dalla Venezia
Ettore Greco
Tobia Ravà
Alberto Salvetti
Luana Segato
Marialuisa Tadei
Gabriele Vazzoler
Fulvia Zambon
Elisabetta Zanutto
Fondazione Marchesani
Dorsoduro 2525 Fondamenta Rossa
–Venezia
Contatti
Direzione
Artistica
Anna
Caterina Bellati
Tel + 39
3332468331
Come raggiungerci: in vaporetto
linea 2 - da Tronchetto, Stop San Basilio
a piedi: da Piazzale Roma - 5min.; da Gallerie
Accademia - 10min.
OUVERTURE
è la mostra inaugurale della Fondazione Giorgio e Armanda Boffa Marchesani. Gli
spazi espositivi, siti in Fondamenta Rossa a pochi passi dalla Chiesa dei
Carmini e da Campo Santa Margherita, ospitano nelle sale appena restaurate e
nei giardini, i lavori di nove artisti che hanno lo studio a Venezia o nella
Serenissima hanno studiato e sperimentato il proprio talento. Gli spazi messi a
disposizione dalla Presidente, dottoressa Armanda Boffa, si aprono per la prima
volta a un pubblico di galleristi, creativi, collezionisti e amici proponendo
dipinti, sculture e installazioni. Una cinquantina di pezzi sono collocati sui
due piani delle case affacciate su rio Briati e alle spalle nel verde concluso
che dà su calle dei Ragusei. Questi luoghi devono il nome al
ponte che già nel 1696 il francescano Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718)
definiva Ponte rosso di pietra senza bande che vuol dire senza
parapetti. Anche le costruzioni
lì cresciute sono ancora oggi in gran parte rosse.
L’esposizione
propone al visitatore le terrecotte e i bronzi di Ettore Greco la cui ricerca sull’interiorità dell’essere umano
chiede alla materia di suggerire più che imitare volti e corpi. La lettura dei
suoi soggetti non può prescindere dalla luce e dal modo in cui cade e impregna
una bocca, una fronte, un gesto. L’apprezzato scultore padovano che insegna
all’Accademia veneziana, non insegue la mimesis,
cioè la rappresentazione visiva, semmai indaga passioni e sentimenti. Anche David Dalla Venezia si muove intorno
all’uomo e al senso dell’essere qui e
ora sulla terra. Lo strumento
tuttavia non sono gli altri, ma se stesso. Il pittore è insieme autore e
attore, creatore e oggetto, essere vivente e natura morta. Forza e silenzio. La
sua tavolozza di bruni, ocra, neri pacati e bianchi gessosi, si colora talvolta
di blu e rossi cui l’artista affida la cattura dello sguardo. Come accade nei
due grandi dipinti in cui il protagonista si immerge dentro un nugolo di
farfalle. Che dicono sogni pensieri ricordi. Fulvia Zambon, ritrattista molto nota nel panorama newyorkese,
torna al suo studio sospeso tra cielo e laguna con una serie di tele dedicate
all’acqua, al mare e al rapporto amniotico che l’uomo intesse con il mondo
liquido. Talvolta le figure vi si immergono liberandosi del peso corporeo e
lasciandosi andare alla serenità; in altri casi nuotano attorniate da animali
dolorosamente uccisi dai veleni di cui la nostra razza ha riempito il ventre
degli oceani.
Di
acqua, ma stavolta è laguna, dice la storia artistica di Luana Segato. I suoi potenti arazzi contemporanei si muovono su un
tappeto d’erba o si sviluppano su pavimenti antichi occupandoli come un gigantesco
animale marino. Contengono tutti i colori delle isole e si sviluppano per metri
e metri suggerendo un canale vivo e vitale che racconta la storia della città.
Protagonista è sempre lui, il Canal
Grande, anche quando Segato lo ferma dentro una tela cucendo fra loro le
due rive. Così intelaiata, Venezia resisterà altri millenni. Il segreto della
tela consumata dai secoli, è invece la base da cui parte il pennello di Elisabetta Zanutto. Lo splendore della
città dei dogi ritorna trionfale nei dipinti di questa artista cresciuta tra
Santa Maria Formosa e la Giudecca. Cacciatrice di vecchi teleri, li recupera
conservandone cuciture, strappi, bruciature e li trasforma nel palcoscenico su
cui manda in scena una Venezia imbibita di luce, pronta a liquefarsi nei
tramonti infuocati o a confondersi con il cielo dell’imbrunire. Mentre gli
uomini, i vaporini, i traghetti, le gondole sono del tutto assenti. Resta solo
una pace rarefatta. L’investigazione della calma e dell’armonia è il dato
fondante delle opere di Marialuisa Tadei.
Le sue sculture aeree, benché declinate in materiali pesanti come marmo, alabastro,
onice, sodalite, dirigono lo sguardo dell’osservatore verso l’alto. Tra materia e spirito si instaura un dialogo profondo. Del resto l’uomo è l’unico
animale in grado di sollevare gli occhi al cielo. L’artista riminese, che da alcuni
anni ha aperto il suo atelier vicino ai Giardini della Biennale, ha sviluppato
una poetica in cui la tensione verso la bellezza indica l’aspirazione alla grazia divina. Il progetto dello
scultore e performer Alberto Salvetti riguarda
ancora la razza umana, ma esaminata nella sua catastrofica deriva. La
distruzione progressiva della Natura e la sua invocazione d’aiuto indirizzata proprio
a chi l’ha compromessa, è diventata per l’artista vicentino contenuto e
sostanza del proprio lavoro. In favore della salvaguardia di animali selvatici
come lupi e gabbiani ridotti a prede, a causa della devastazione dei territori
e dell’inquinamento, la mostra esibisce due lupi in carta, ferro bitume
giudaico nella posa di ululare alla Luna e alcuni gabbiani sopravvissuti a
macchie di petrolio che invadono il loro mare.
Una
questione di equilibrio nelle cose dell’Universo è il punto d’osservazione di
un altro artista in mostra, Tobia Ravà.
Nel suo mestiere paziente di pittore e scultore, l’artista veneziano di cultura
ebraica innamorato dell’algebra, riconsegna all’osservatore un’arte cifrata che
ci parla della misurabilità del cosmo. Istoriati da numeri e lettere, ripresi
nella loro pregnanza dalla kabalah, gli abitatori del mondo siano essi animali
o meravigliose costruzioni prodotte dall’uomo, assumono una nuova vita dove significato e significante sono interscambiabili. Logica e trascendenza danzano
insieme e il risultato sono opere travolgenti incrostate della conoscenza dei
millenni passati. Il più giovane scultore presente è Gabriele Vazzoler. La sua breve esperienza che vanta già alcune
notevoli installazioni collocate in situazioni prestigiose, si è letteralmente
forgiata in Accademia a Venezia e nell’officina di famiglia, un laboratorio
artistico del ferro dove fin da ragazzo ha conosciuto la potenza e le infinite
possibilità del metallo, materia tra le più antiche con cui l’essere umano ha
imparato a costruire e difendersi, creare e fabbricare, talvolta stupire.
Anna Caterina
Bellati
18 October 2021
fino al 06 November